A piedi intorno al lago di Bolsena

A piedi intorno al lago di Bolsena

Mi trovo nel Lazio, al confine con Umbria e Toscana, e la mia idea è quella di farmi tutto il giro del lago di Bolsena, il lago vulcanico più grande d’Europa, interamente a piedi con una doverosa deviazione verso Civita di Bagnoregio, “la città che muore”. Le notti le ho già prenotate, un itinerario a grandi linee me lo sono fatta, bene, zaino in spalla e non mi resta che partire, prima tappa Montefiascone.

GIORNO 1

A Montefiascone ci arrivo su rotaie. Amo viaggiare in treno. Mi rilassa e mi introduce a poco a poco alla dimensione del viaggio che andrò ad affrontare. Ad aspettarmi in stazione c’è Franco, un signore di rara gentilezza, amico dei proprietari dell’affittacamere dove alloggio, il quale mi dà un passaggio fino all’affittacamere La Bertina che si trova a pochi passi dal centro. Il primo approccio a Montefiascone è contrastante: il centro è quasi vuoto, molti esercizi commerciali sono chiusi (e siamo a metà giugno), gli anziani mi salutano con larghi sorrisi dai loro balconi. Ovunque si percepisce un’atmosfera di pace e spiritualità molto forte (non è infatti difficile incontrare suore o frati lungo le strade del paese). Ci tengo a sottolineare che Montefiascone è una tappa importantissima della Via Francigena poiché si trova esattamente a 100 km da Roma e dalla tomba di Pietro, quindi assume un valore simbolico molto forte. Mi dirigo verso la Rocca dei Papi, un edificio di origine etrusca, un tempo di grande importanza e prestigio perché fu residenza di diversi Papi e imperatori. Ora della rocca rimane poco, l’aspetto è abbastanza decadente, ma la sensazione che trasmette è comunque di tranquillità e pace. Dalla sua posizione dominante sulla collina si può percorrere con la vista tutto il perimetro del lago, con una visione a 360° sul territorio circostante sino ad arrivare a Viterbo. Consiglio di andarci all’ora del tramonto per godersela al meglio.  E’ sera, ho fame, e uno dei pochi locali del centro che trovo aperto è Mamma Pappa, piccolo, graziosissimo, a conduzione familiare, si trova in una minuscola piazzetta del centro. Ordino una loro specialità, la focaccia etrusca, accompagnandola con l’Est! Est!! Est!!!, il vino bianco DOC prodotto proprio qui. Andatevi a leggere la leggenda dell’origine di questo nome così particolare perché è veramente curiosa.

GIORNO 2

L’indomani vengo coccolata da Bertina che mi delizia con le sue marmellate e croissant fatti in casa. La saluto, ma il mio è solo un “arrivederci” perché qui trascorrerò di nuovo l’ultima notte del mio viaggio. L’obiettivo di oggi è arrivare a Capodimonte a piedi, per cui zaino in spalla, percorro prima una parte di strada provinciale che scende verso il lago, per poi imbattermi nel sentiero che si snoda piacevolmente tra campagne e vigneti. In totale saranno poco più di 6 km. Arrivo al lago con le sue acque limpide e la sabbia color pece e incontro un barista incuriosito che mi dice orgogliosamente che l’acqua del lago è pulitissima e che gli abitanti non solo ci fanno il bagno, ma la bevono pure. In effetti l’aspetto è davvero limpido e cristallino e, facendo qualche ricerca, ho scoperto che il lago di Bolsena viene anche detto “il lago che si beve” in quanto gli impianti di depurazione utilizzati sono talmente eccellenti da renderlo quasi completamente balneabile.

Dopo qualche chilometro attraverso Marta, un piccolo e pittoresco villaggio di pescatori dove gli anziani mi guardano e mi salutano come fossi una star di Hollywood. Qui, come negli altri paesini della zona, tutto si chiama per quello che è, c’è il fornaio, l’alimentari, la drogheria, incontro gatte che allattano i propri cuccioli in mezzo alla strada e mi ritrovo a fare due chiacchiere con i pescatori. L’atmosfera è davvero piacevole, semplice, fatta di piccoli e ripetitivi gesti quotidiani. Arrivo a Capodimonte dopo aver percorso qualche chilometro di strada provinciale. Decido di rilassarmi e prendere un po’ di sole, la sabbia è nera e piena di coccinelle. La sera il lungolago mi lascia senza fiato e mi incanta con un infinito tramonto da cartolina. Qui aspetto che il sole cali dietro un gruppetto di nubi prima di nascondersi dietro le montagne e lasciare spazio alle luci della notte. 

GIORNO 3

Il mio obiettivo oggi è quello di raggiungere Civita di Bagnoregio. Mi trovo in queste zone e non posso assolutamente perdermela. Il punto è che per raggiungerla da Capodimonte devo affidarmi ai mezzi di trasporto e la soluzione migliore è, come sempre, chiedere in giro: tra un suggerimento e l’altro e autobus persi e ritrovati arrivo finalmente a destinazione. Ho spesso sentito parlare di Civita di Bagnoregio, “la città che muore”, e mi ha sempre affascinata. A Civita, 7 residenti in tutto, ci si arriva solo a piedi percorrendo in salita un suggestivo ponte pedonale. L’interno è molto grazioso e turistico, pieno di localini e negozietti ma basta spostare un attimo lo sguardo per vedere i danni che le frane e le erosioni stanno facendo (muri crollati, strade mozzate, parti di case cadute giù e tenute su da tiranti). Città fantasma o no, lo stupore che ti coglie nel vederla appoggiata e sospesa sui calanchi è qualcosa di unico e ineguagliabile. Proprio nel centro storico consiglio di fare un salto a L’ Arco del Gusto dove fanno focacce da urlo con prodotti tipici locali servite da birre artigianali della zona. 

Da Civita arrivo a Bolsena in autobus e mi ritrovo in un contesto completamente diverso da quelli appena descritti. Bolsena è un graziosissimo borgo molto ben organizzato e vivo. Bellissimo il centro storico con la Rocca Monaldeschi che domina la città. Sono presenti locali, negozietti e botteghe caratteristiche, che non intaccano affatto l’atmosfera medievale e rinascimentale. Merita anche il lungolago, al quale consiglio di arrivare percorrendo il suggestivo e storico viale dei pioppi centenari Regina Margherita.

GIORNO 4

L’indomani mi accingo a percorrere la tappa n.39 della Via Francigena (Bolsena-Montefiascone), 17,7 km, tappa facile e molto panoramica che si snoda tra uliveti, boschi e saliscendi molto piacevoli. Lungo il percorso si attraversano anche alcuni tratti in basolato dell’antica Via Cassia. Sono circa 5 ore di camminata tranquilla e adatta a tutti.

A Montefiascone, da dove tutto è cominciato, si conclude il mio cammino. Sicuramente ciò che mi rimarrà dentro di questo viaggio saranno le atmosfere semplici, il mio rapporto con la natura in solitaria, i contatti umani con la gente del posto. Il fatto di essere da sola ti mette alla prova in continuazione, chiaro, e comunque ti fa arrivare alla conclusione che nulla è impossibile, basta avere spirito di adattamento, due buoni piedi, tanta curiosità, calma e non lamentarsi mai.

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