PENSIERI IN CAMMINO

PENSIERI IN CAMMINO

Stamattina mi sono svegliata molto presto e alle 6 ho cominciato a camminare. Penso ormai di essere entrata nella vera natura del pellegrino: apro gli occhi poco dopo le 5 senza bisogno di sveglie e alle 6 metto in spalla lo zaino e parto. Oggi ho attraversato la splendida regione del Bierzo, ricca di vigneti, camminavo immersa nei colori accesi di una natura viva e rigogliosa intorno a me e sotto un cielo limpido da perderci la vista, ma non importa dove fossi, perchè i paesaggi più belli oggi li ho visti dentro di me.

Mi spiego meglio, a prescindere da dove tu sia, che tu stia percorrendo un sentiero di montagna, o una strada trafficata o un piccolo paesino, durante il cammino ci si scava talmente tanto dentro e in profondità da perdere addirittura l’equilibrio; la mente scava e scava e con il suo amo va a pescare i ricordi più lontani, addirittura i particolari che avevi dimenticato. E così momenti apparentemente banali o che la tua mente aveva eliminato riaffiorano in superficie e da lì nulla sarà più come prima. Cominciano ad arrivare delle risposte importanti addirittura alle domande che non ti eri mai posto.

Impari ad ascoltarti, a capire i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo e a gestirti di conseguenza. Impari a convivere con il dolore, a stringere i denti, ad agire in base ai segnali che il corpo ti dà e che non devi trascurare. Poi impari ad ascoltare, ma ad ascoltare per davvero, e quando impari a farlo ti rendi conto che nella vita di tutti i giorni non lo facciamo mai: noi crediamo di prestare attenzione ma in realtà siamo più concentrati su noi stessi che su quello che ci circonda. E invece sul cammino non c’è ego che tenga. Oggi camminavo e sentivo solo il rumore dei miei passi, del mio respiro, il rumore del vento e il cinguettio degli uccellini. Pensi che davvero sei solo una piccolissima parte infinitesimale dell’universo, e con gli altri pellegrini ci si sente come in una grande famiglia, tutti  fratelli e sorelle.

E poi ci sono le sorprese e i segnali che il cammino ti dà in continuazione e che arrivano quando meno te lo aspetti e sta solo a te saperli cogliere. Sì perchè è proprio nei momenti di maggiore difficoltà che qualcosa accade: noti un particolare (una scritta su un sasso, un bigliettino per terra, un fiore diverso dagli altri, il volo di una cicogna…), oppure giri l’angolo e ti si presenta di fronte un paesaggio da paura, un tavolino con della frutta e dell’acqua, o un grande albero sotto la cui ombra prendere fiato, esattamente quello che cercavi e di cui avevi bisogno. Nulla accade mai per caso.

Poi ci sono gli incontri con gli altri pellegrini, sì perchè anche se stai facendo la tua esperienza in solitaria, da sola non lo sei mai. E le interazioni che ci sono con le altre persone qui non sono quelle della vita di tutti i giorni per la maggior parte scontate e banali. Si conosce della gente pazzesca con delle storie che ti lasciano a bocca aperta. Chiunque ti dà e ti lascia qualcosa, che sia un sorriso, un saluto, un consiglio, il racconto di un aneddoto o di una vita intera. Mi sono ritrovata a chiedere a un signore anziano che vedevo zoppicare e trascinarsi se aveva bisogno di aiuto e lui tira fuori una caramella dalla tasca e me la offre. Ho camminato per quasi una tappa intera con Enn, un ragazzo estone che si è preso un anno sabbatico per viaggiare e stare con la famiglia, sono stata allietata dal suono della fisarmonica di Ivan il giorno della mia partenza. Ho camminato lungo le montagne di Molinaseca con due ragazze di New York molto bucoliche e che si fermavano ogni tre per due ad annusare le piante e i fiori. Ho conosciuto John, un ragazzo della Repubblica Ceca che il cammino se lo sta facendo tutto in carrozzina e che sta girando un film per dimostrare alle persone disabili che nulla è impossibile. E pensate che ne ho citati solo alcuni, perchè l’elenco non avrebbe fine.

Poi impari ad apprezzare che la felicità sta nei gesti semplici e nelle piccole attenzioni. È così che gli albergue diventano meglio degli hotel a 5 stelle perchè, pur essendo strutture umili e per la maggior parte gestite da comuni, associazioni e parrocchie, l’attenzione e la cura degli hospitaleros è difficile trovarla altrove.

Poi impari che davvero si può vivere con poco, impari cosa è indispensabile e cosa è superficiale. Potrei benissimo sbarazzarmi di almeno metà roba che ho nello zaino (e già il mio zaino non è troppo esagerato) e andare avanti benissimo. Ho conosciuto un ragazzo che è partito senza niente, senza soldi, e sta facendo il cammino scalzo. Sono rimasta a bocca aperta ad ascoltare la sua storia e davvero sono sempre più convinta che nulla è impossibile.

I limiti sono solo dentro di noi e questo cammino me lo sta insegnando ogni giorno di più.

 

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