Incontrai un uomo

Incontrai un uomo

Incontrai un uomo, viso scuro, scavato, arrancava trascinandosi la sua ossea magrezza. Le sue gambe dovevano averne percorsi di chilometri…
I suoi grandi occhi color pece incrociarono i miei e ci ritrovammo seduti al bancone di una birreria, l’unica aperta della città.
Era agosto e la città deserta emanava un’ insolito stato di tranquillità più apparente che reale, come quelle scene statiche di quei film d’autore dove sembra che non accada nulla ma nelle quali ogni minimo dettaglio – una luce che si accende improvvisamente, il suono delle campane, l’impercettibile movimento di una foglia – viene scelto con accurata sapienza e senso logico dal regista.
Ordinammo qualcosa da bere e lui cominciò a raccontarmi con profonda umiltà e calma interiore delle sue avventure: percorremmo insieme il deserto dello Utah, scalammo il Machu Picchu, sino ad arrivare alla fredda e grigia Belfast.
I suoi occhi erano un miscuglio di costellazioni, galassie, mappe, sentieri, una vera geografia dell’esperienza propria di chi è avvezzo a farsi da sè.
Mi salutò con un sorriso sincero e mi disse: “Buona fortuna e ricorda, buttati sempre verso l’alto!” . Io sorrisi: “Eh, un pò difficile, non trovi?”. Lui continuò: “Sì, ma bisogna sfidare la gravità e fare lo slalom tra le nuvole. E’ dura ma credimi, ne vale la pena”. E se ne andò…

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